26 Feb 2026 Le memorie di Bruno “de Martelìno”
Intervista realizzata dal Prof. Euro Puletti al Sig. Bruno Martella
Pubblichiamo oggi una preziosa testimonianza di Bruno Martella. Classe 1935, agricoltore, pastore e minatore, Bruno è uno degli ultimi grandi conoscitori della tradizione del Monte Cucco.
In questa intervista, ci regala un viaggio tra i nomi antichi dei luoghi e i racconti di una montagna vissuta con fatica e passione. Dai sentieri nascosti ai misteri della fauna locale, queste sono le radici della nostra terra fatte scoprire da chi ne ha tratto linfa vitale per una vita intera.
Intervista a Bruno Martella, Fontemaggio di Sigillo, li Giovedì 29-01-2026
Testimoni dell’intervista Nadia Lanuti e Meri Martella,
rispettivamente moglie e figlia di Bruno
Natale Vergari, Presidente dell’Università degli Uomini Originari di Costacciaro
Bruno Martella (“Bruno de Martelìno”) classe 1935
Agricoltore, pastore e minatore del carbone in Belgio
Straordinario conoscitore tradizionale del Monte Cucco
Toponimi del Monte Cucco, loro ubicazione e significato
AD OVEST: La Pianaccia, Costa dei Spicchi, Còr de le Màndole, Le Mandracce (o “La Mandraccia”), Le Lèstre (o “La Lèstra”), I Sassoni, ‘L Faggeto, sotto il Faggeto, dentro il recinto della sorgente, La Fonte de la Spina, più verso Sigillo, La Fonte dal Rospo, sotto I Pulitelli, e La Fonte de la Tazza, sotto ancora ‘L Vipraro, sotto ancora Le Balze de Le Codalìne, sotto ancora L’Orsara.
A NORD-OVEST: Campi La Croce, sotto La Balza de La Faraona (a una donna detta Faraona, forse “De Faraone”, era caduta lì sotto una vacca o una vitella, da cui il nome), sotto I Trocchi de La Pìgnola (un unico trocco in pietra, servito da una vena, ora sepolto dai detriti di costruzione della soprastante strada comunale Costacciaro – Pian delle Macinare), sotto La Grotta de San Donìno o Tonìno, sopra I Scupèrti de La Pìgnola, sotto La Buga del Maiale, Mostracùlo (la congiunzione tra il Fossi Musolèa e il Fosso de l’Acqua Ghiacciata). Sopra La Grotta de San’Agnese, sopra (una balza) Ranchi Romito, sopra Grotta Lapardàna, sopra La Chiesetta, sopra, a nord, I Pianelli, a sud Le Pecore Tarmìte (il cui cane era riconosciuto in uno sterpo svettante nel bel mezzo del gregge di pietra), a nord Le Salare (così dette perché vi si portava il sale per le bestie al pascolo), a sud L’Acqua Ghiacciata, sopra, in cima, L’Inforchetta.
A NORD-EST: Valràchena (o “Varràchena” o “Varràchina”).
A EST: ‘L Boschetto (dentro di esso “La Tana del Lupo”), La Buga (Grotta di Monte Cucco), sotto Le Balze de Monte Cucco, sotto Piazza Bella, La Fida, sopra ‘L Cesóne, ‘L Fondetto, La Valcélla, sopra I Fondi, La Grotta de Ferro, o Buga dei Fondi (o, secondo altri, del Sor Vitorio).
A SUD: La Macchia del Calcinaro, Pian dal Monte.
A EST: Lo Scòjjo (sulla carta “Colle gli Scogli”, in territorio di Sigillo), sotto L’Acqua Fredda (principale sorgente del Rio Freddo, da cui, quest’ultimo, prende anche il nome, che nasce in territorio di Costacciaro, e che era incanalata ed alimentava due abbeveratoi, uno destinato alle greggi dei pastori di Costacciaro ed un altro a quelle dei pecorari di Sigillo).
A SUD-EST: ‘L Pozzarello (territorio di Sigillo).
DALLE MACINARE A NORD, NORD-EST: Pian de le Macinare (o Le Macinare o, rarissimamente, La Macinara), l’Acqua Pàssera, I Trottóri (“prima del Pian delle Macinare, la fonda dove si colcano le vacche”), La Capanna d’Alessio (o d’Alezzio), Val de Scura, ‘L Licceto, Grotta Ferrata, La Pianella del Papa.
A NORD: I Scaloni e La Capanna dei Rancanesi, sotto I Trocchi de San Giròllimo.
A EST: ‘L Capetèllo o Capitèllo de Monte Cucco, La Buga del Por Ceccone (dal nome di Luigi Baldinelli che vi cadde in tempo di neve e si salvò, dal precipitarvi, solo perché si resse con un coltello conficcato, tempestivamente, nel terreno. Insieme a lui erano Alfredo e Bruno de Martelìno, con Carlo de Béla e Cacapula).
NOMI DELLA FOSSA: Fosso de la Cerasa (dentro la Fonda de Còr d’Urlando), Fossi le Spiazze (un gran bel prato, al termine dei Pratelli di Pantanella), al margine del torrente (ora ristretto e rovinato dalla ricopertura di detriti della soprastante strada), sotto ‘L Fossi Musolèa, sotto ancora Mostracùlo, sopra: Il Sasso, La Riséga, Sassopecoraccio.
AD EST: Ranco dal Piano, sotto La Buga de la Conserva, così detta perché, sul suo fondo, la neve poteva conservarsi sino a primavera inoltrata.
“La Buga de le Capre”, poi detta, dagli speleologi, Galleria Nuova
Quando, un tempo, i pastori del Cucco allevavano molto bestiame caprino, capitava, non infrequentemente, che alcuni capi andassero ad “ameriggiasse” (mettersi all’ombra) o a passare la notte in luoghi rupestri e, talvolta, quasi inaccessibili all’uomo. Fra questi siti vi erano, ad esempio, quello delle Balze de Monte Cucco, del “Beato” (Balze del Monte Nìccolo) e di Grotta Bianca. I pastori erano, così, costretti ad andare a riprendersi queste capre scendendo e risalendo, con le corde di canapa, pareti rocciose vicine alla verticale, esponendosi ad elevatissimi rischi di vita. Affacciandosi dall’estremo margine roccioso, poco oltre l’ingresso della Grotta di Monte Cucco, si apre, dinanzi agli occhi, lo scenario, pauroso, delle Balze de Monte Cucco, un salto di roccia di quasi duecento metri, regno, da sempre, delle capre dei pastori del Cucco, un gruppo delle quali si era, qualche decennio fa, addirittura, rinselvatichito. Poco sotto, al termine d’un ripidissimo pendio erboso, si apre la bocca rotonda d’una grotta, nella quale andavano, talora, a rintanarsi le capre dei pastori del Cucco. Per andarle a riprendere un uomo vi scivolò dentro e fu un’impresa davvero ardua quella compiuta da alcuni suoi compagni per poterlo recuperare. Non lo sapevano, questi pastori, ma allora, per la prima volta, essi avevano esplorato il tratto iniziale del secondo ingresso, più basso in quota, della Grotta di Monte Cucco, successivamente riesplorato dagli speleologi che, completamente ignari del fatto che esso era già stato, almeno parzialmente, visitato, imposero ad esso il nome di Galleria Nuova.
“Il Passo de la Madonna”, oggi conosciuto come Passo della Porraia
Il passo che, dalla strada pastorale che sale da Piaggia Secca di Sassoferrato nelle Marche, immette nell’alta valle di Rio Freddo è, oggi, conosciuto, esclusivamente, come Passo della Porraia. Tuttavia, i pastori dei due versanti, umbro e marchigiano, del Cucco lo conoscevano con il solo ed unico nome di “Passo de la Madonna”, poiché, lungo di esso, a protezione dei passanti, doveva essere stata posta l’effigie, o l’immagine, di una Madonna. Il toponimo Passo della Porraia esisteva anch’esso, ma indicava un passaggio meno elevato in quota rispetto a questo. “I Marri”, cioè gli abitanti dei paesi sottostanti al versante marchigiano del Cucco lo attraversavano spesso, soprattutto con lo scopo di raggiungere le faggete sottostanti al “Poggio de lo Spicchio”, oggi conosciuto come Monte Lo Spicchio.
Curiosità e rarità faunistiche e floristiche
Il mistero de “‘L Lepre da la Stèlla”
Il mistero de “‘L Lepre da la Stèlla”, una varietà dalle zampe più corte e con un’evidente macchia bianca sulla parte anteriore della testa (“La Stèlla”, appunto), che sarebbe vissuto, unicamente, sui prati più alti del Monte Cucco e, in particolare, sulla grande prateria settentrionale di “Costi Leprène” (che, guarda caso, significa, proprio, “pendici leprine”, ‘pendii erbosi delle lepri’).
Questa tradizione deriva dalla testimonianmza di molti cacciatori e pastori del Monte Cucco, fra i quali, il credibilissimo Bruno Martella, classe 1935, recentemente intervistato.
Uno degli ultimi a cacciare questa lepre fu Ivo Tassi, detto “Ivo del Tasso”, grande cacciatore di Villa Scirca di Sigillo. Secondo il Signor Giovanni Santinelli (testimonianza scritta di Mercoledì 11-02-2026), tale varietà, che esisterebbe (o sarebbe esistita) anche sul Monte Strega, nel pressi del paese di Montelago, sarebbe “più piccola , rossastra e con i baffi e le zampe posteriori più lunghe”.
“I Acetèlli”
“I Acetèlli”: un semprevivo selvatico (Sempervivum tectorum), masticando le cui foglie grasse, i pastori del Cucco attenuavano il senso di sete, mentre se ne stavano ore ed ore al caldo, al vento ed al sole che incombeva sulle rocciose ed aride parti sommitali del Cucco.
Euro Puletti