La
costituzione della libera Università degli Uomini Originari di
Costacciaro.
Con
un immane sforzo collettivo, liberandosi dal giogo di signorotti e
feudatari esosi, furono, in progresso di tempo acquistati (come risulta
da una pergamena di proprietà dell’Università, risalente al 1339) tre
monti: il monte Cucco, il monte Por(r)ino (oggi Le Gronde) e
Pantanella. Codeste acquisizioni dei beni fondiari del Monte Cucco da
parte degli Uomini originari non furono, tuttavia, mai cosa facile né,
tanto meno, pacifica. Gli Originari di Costacciaro dovettero infatti
spesso lottare duramente per ottenere il diritto di lavorare alcuni
territori montani, allora sotto giurisdizione del monastero Benedettino
Avellanita dell’isola dei figli di Manfredo.<<Il primo
luglio
dell’anno 1287, il monaco Bartolo, sindaco, procuratore e negoziatore
per conto di Sant’Albertino, Priore di Fonte Avellana e per Rainerio,
Priore del monastero di Sant’Anna di isola dei figli di Manfredo della
diocesi di Gubbio, ente sacro, direttamente soggetto all’eremo
Avellanita, di fronte ai nobili e scelti uomini, Paolo di Perugina,
priore delle arti e del popolo della città di Gubbio e 23 deputai per
gli affari del sopraddetto popolo, dichiara che “ Gli Uomini del
Castrum Collis Stazarii e della sua curia, castello sottomesso alla
giurisdizione eugubina, hanno invaso, danneggiato ed utilizzato, anche
a scopi lavorativi, alcuni territori montani dell’Eremo, ubicati nella
diocesi di Gubbio, i cui confini vennero definiti e concordati fra
l’eremo ed il suddetto comune[…]chiede che sia fatta giustizia e che
vengano puniti i colpevoli”>>.
L’originario
statuto degli Uomini Originari andato purtroppo perduto, doveva essere
un mirabile compendio di scienza giuridica ed un documento precursore
del moderno ecologismo, coi sui atti, d’epoca medioevale, volti alla
protezione di boschi e sorgenti. Fra i pochi monumenti manoscritti di
proprietà dell’Università, che ci siano stati tramandati attraverso i
secoli, vi sono 4 preziose pergamene, in buono stato di conservazione,
la più antica delle quali rimonta all’anno 1291 (la più recente al
1427), ma è relativa a fatti avvenuti il 18 ottobre 1289. Si riunisce
il consiglio del castello di Costacciaro per ordine del notaio
Villanellus Bonjohannis. Lo scopo dell’intervento notarile è
rappresentato dalla necessità di comporre un contenzioso, sorta tra
l’Università e alcuni membri della più ricca e potente famiglia dello
stesso castello, i Guelfoni, circa l’uso e la gestione del monte Cucco.
Il consigliere comunale Franciscus Drude riferisce come, in un
precedente consiglio(al tempo della capitananza di Aldemultius), si
fosse deliberato di eleggere Corradutius Bonaguide alla carica di
sindaco, al fine di poter comporre pacificamente detta vertenza. Lo
stesso consigliere aggiunge che in quella occasione era stato
predisposto un arbitrato, concepito da dominus Falacasa (giudice
eugubino) e materialmente redatto dal notaio ser Andrea Salinguerra.
Nell’atto citato erano meticolosamente descritti i confini e fissate
alcune norme così sunteggiate: << Sia lecito
all’Università degli
Uomini di Costacciaro e suo territorio, che “haberent et tenerent nunc
et in futurum domibus continue” gli animali, di far legna, abbattere e
pescare gli armenti sul monte. Ciò invece non sia lecito qualora gli
stessi uomini “in eurom domibus continue non
retinerent>>.Gli
stessi diritti siano inoltre goduti: per un terzo da Petrus d.ni
Armanni, per un terzo da Oddolus d.ni Armanni, per un terzo dai figli
di Munaldellus. Il seguente documento venne esemplato dal notaio ser
Petrus Johannis nell’anno 1291. Fu dunque stabilito che i diritti
fossero goduti per metà dai Guelfoni e per metà dagli Uomini Originari,
a patto che questi ultimi tenessero sempre gli animali (bovini,
ovini,suini,ecc)nelle stalle delle loro abitazioni. Quello di cui parla
il consigliere comunale del Castrum Colli Stacciarii è il primo atto
(databile forse intorno al 1280) che sancisca, a chiare lettere, e
giuridicamente, il diritto di uso della montagna (gia probabilmente
goduto in maniera consuetudinaria ) da parte degli uomini del castello,
che avessero dimostrato di risedervi stabilmente, nonché la possibilità
della sua trasmissione ereditaria per linea mascolina. Il documento
segna anche l’inizio del potere feudale della nobile signoria rurale
dei De Guelfonibus su Costacciaro ed il suo territorio e la nascita
d’una più democratica e popolare forma d’autogoverno comunale. Si
tratta in sostanza dell’atto fondante la libera Università degli Uomini
Originari di Costacciaro.
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