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Origini e Storia della Comunanza Agraria di Costacciaro

  • Pubblicato: Mercoledì, 03 Febbraio 2016 23:02
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  • 03 Feb

Con un immane sforzo collettivo, liberandosi dal giogo di signorotti e feudatari esosi, furono, in progresso di tempo acquistati (come risulta da una pergamena di proprietà dell’Università, risalente al 1339) tre monti: il monte Cucco, il monte Por(r)ino (oggi Le Gronde) e Pantanella. Codeste acquisizioni dei beni fondiari del Monte Cucco da parte degli Uomini originari non furono, tuttavia, mai cosa facile né, tanto meno, pacifica. Gli Originari di Costacciaro dovettero infatti spesso lottare duramente per ottenere il diritto di lavorare alcuni territori montani, allora sotto giurisdizione del monastero Benedettino Avellanita dell’isola dei figli di Manfredo.<<Il primo luglio dell’anno 1287, il monaco Bartolo, sindaco, procuratore e negoziatore per conto di Sant’Albertino, Priore di Fonte Avellana e per Rainerio, Priore del monastero di Sant’Anna di isola dei figli di Manfredo della diocesi di Gubbio, ente sacro, direttamente soggetto all’eremo Avellanita, di fronte ai nobili e scelti uomini, Paolo di Perugina, priore delle arti e del popolo della città di Gubbio e 23 deputai per gli affari del sopraddetto popolo, dichiara che “Gli Uomini del Castrum Collis Stazarii e della sua curia, castello sottomesso alla giurisdizione eugubina, hanno invaso, danneggiato ed utilizzato, anche a scopi lavorativi, alcuni territori montani dell’Eremo, ubicati nella diocesi di Gubbio, i cui confini vennero definiti e concordati fra l’eremo ed il suddetto comune[…]chiede che sia fatta giustizia e che vengano puniti i colpevoli”.

 L’originario statuto degli Uomini Originari andato purtroppo perduto, doveva essere un mirabile compendio di scienza giuridica ed un documento precursore del moderno ecologismo, coi sui atti, d’epoca medioevale, volti alla protezione di boschi e sorgenti. Fra i pochi monumenti manoscritti di proprietà dell’Università, che ci siano stati tramandati attraverso i secoli, vi sono 4 preziose pergamene, in buono stato di conservazione, la più antica delle quali rimonta all’anno 1291 (la più recente al 1427), ma è relativa a fatti avvenuti il 18 ottobre 1289. Si riunisce il consiglio del castello di Costacciaro per ordine del notaio Villanellus Bonjohannis. Lo scopo dell’intervento notarile è rappresentato dalla necessità di comporre un contenzioso, sorta tra l’Università e alcuni membri della più ricca e potente famiglia dello stesso castello, i Guelfoni, circa l’uso e la gestione del monte Cucco. Il consigliere comunale Franciscus Drude riferisce come, in un precedente consiglio(al tempo della capitananza di Aldemultius), si fosse deliberato di eleggere Corradutius Bonaguide alla carica di sindaco, al fine di poter comporre pacificamente detta vertenza. Lo stesso consigliere aggiunge che in quella occasione era stato predisposto un arbitrato, concepito da dominus Falacasa (giudice eugubino) e materialmente redatto dal notaio ser Andrea Salinguerra. Nell’atto citato erano meticolosamente descritti i confini e fissate alcune norme così sunteggiate: << Sia lecito all’Università degli Uomini di Costacciaro e suo territorio, che “haberent et tenerent nunc et in futurum domibus continue” gli animali, di far legna, abbattere e pescare gli armenti sul monte. Ciò invece non sia lecito qualora gli stessi uomini “in eurom domibus continue non retinerent>>.Gli stessi diritti siano inoltre goduti: per un terzo da Petrus d.ni Armanni, per un terzo da Oddolus d.ni Armanni, per un terzo dai figli di Munaldellus. Il seguente documento venne esemplato dal notaio ser Petrus Johannis nell’anno 1291. Fu dunque stabilito che i diritti fossero goduti per metà dai Guelfoni e per metà dagli Uomini Originari, a patto che questi ultimi tenessero sempre gli animali (bovini, ovini,suini,ecc)nelle stalle delle loro abitazioni. Quello di cui parla il consigliere comunale del Castrum Colli Stacciarii è il primo atto (databile forse intorno al 1280) che sancisca, a chiare lettere, e giuridicamente, il diritto di uso della montagna (gia probabilmente goduto in maniera consuetudinaria ) da parte degli uomini del castello, che avessero dimostrato di risedervi stabilmente, nonché la possibilità della sua trasmissione ereditaria per linea mascolina. Il documento segna anche l’inizio del potere feudale della nobile signoria rurale dei De Guelfonibus su Costacciaro ed il suo territorio e la nascita d’una più democratica e popolare forma d’autogoverno comunale. Si tratta in sostanza dell’atto fondante la libera Università degli Uomini Originari di Costacciaro.